All’interno del gioco di Clash of Clans esiste una distorsione della realtà che difficilmente risulta riscontrabile in altri giochi competitivi: è quella relativa alla gestione delle Community italiane, al loro concetto di base ed alla loro funzione all’interno del panorama dei giochi elettronici competitivi.

Cosa sono ed a cosa servono le Community? Su questo semplice elemento si basa gran parte delle distorsioni strumentali che vengono oggi utilizzate per veicolare utenti sull’una piuttosto che su altra Community, paradossalmente facendo leva sulle stesse ideologie concettuali che vengono enunciate come male assoluto. Le Community altro non sono (o meglio dovrebbero essere perché esistono incontestabilmente delle eccezioni) che dei semplici aggregatori di player, gran parte delle quali sono gestiti da volontari, anch’essi ovviamente prima di tutto dei semplici player di Clash of Clans, che esercitano un ruolo di “ideatori”, organizzatori e gestori di eventi, a mero titolo gratuito e per mera passione.

Senza le community, gli eventi, premianti o meno, e i tornei competitivi tra clan e per single player non esisterebbero rendendo il gioco molto più “piatto” e forse anche monotono. Non ci sarebbe inoltre la possibilità di confrontarsi, anche in maniera vivace, all’interno di più “contenitori” quali quelli realizzati con i vari gruppi social e basati su instant chat quali Telegram e Discord dalle Community.

Sfatiamo una prima favoletta che viene cavalcata troppo spesso e impropriamente. Realizzare e gestire una Community di una certa dimensione e con una certa infrastruttura di base (costituita da uno o più siti web oltre i vari gruppi social), ha un gravame gestionale molto alto (anche economico), necessita di varie competenze, viene realizzato da privati, come predetto e almeno nel caso della nostra Community, volontari animati esclusivamente dalla passione per il gioco, ed i gruppi da questi realizzati e gestiti hanno ovviamente delle regole; non sono, come si vuol far credere, delle “piazze pubbliche” all’interno delle quali esistono comunque delle basiche regole comportamentali.

Per accedere ai gruppi bisogna fare richiesta e si è soggetti all’accettazione da parte degli staff che hanno l’onere di gestirli. Stare all’interno di un certo gruppo non è un fatto “dovuto” o naturalmente acquisito, ed è piena ed assoluta discrezionalità dei gestori decidere se un player ha o meno le caratteristiche per permanere in un certo gruppo, così come i capi clan hanno piena libertà decisionale di espellere un proprio membro dal clan se questi non risulta conforme alle aspettative ed alle linee comportamentali richieste o se non rispetta le regole relative, ad esempio, alle donazioni, alle war o alla gestione dei giochi del clan.

Qual è lo scopo delle community? Appunto aggregare quanti più player possibili per realizzare eventi aggreganti e competitivi nel pieno spirito del gioco stesso: un gioco elettronico competitivo per l’appunto.

La competizione questa sconosciuta. Quella sana che esiste da quando il gioco è stato creato, fatta di agonismo tra clan, tra player e, ovviamente, tra Community, che propongono scelte diverse alle quali i player decidono, in totale autonomia e piena decisionalità, se aggregarvisi o meno, scegliendo senza nessuna pistola puntata alla tempia. E qui subentra una delle tante storture esistenti solo in Clash of Clans, la favoletta che i player siano considerati “dei numeri” e che vengano “usati” in qualche maniera da questa o da quella community.

Qualcuno dei lettori di questo articolo si sente forse un “pecorone” che può essere “veicolato” o “usato” in qualche maniera contro la propria volontà? Perché è proprio così che si vuol far passare gran parte dei player da parte di taluni.

Sfatato anche questo assurdo concetto, affrontiamo un’altra questione: la gestione delle Community in quanto gruppi privati, nel rispetto delle norme italiane prima di tutto e della policy Supercell in seconda istanza, perché va da se che quest’ultima venga per ultima rispetto ai punti citati, in funzione del fatto che in queste policy si può scrivere qualunque cosa, ma non è detto che esse abbiano effettiva efficacia nel paese in cui vengono applicate. Molte cose possono infatti essere contrastanti rispetto alle normative ed alle leggi di una certa nazione in cui la Società produttrice del gioco opera.

Quali sono le modalità gestionali entro le quali si può gestire una community? Partiamo dai concetti base della policy Supercell, secondo la quale, ad esempio, nessuna Community può “fregiarsi” di appellativi quali “ufficialmente supportata da Supercell”, “Official Partner Clash of Clans” ed altre amenità similari che a tutt’oggi continuiamo a leggere un po dappertutto. Nessuna Community italiana è “ufficialmente supportata” da chicchessia. E anche vietatissimo utilizzare i marchi ed il nome di Supercell e dei suoi giochi per realizzare siti web, spazi social o quant’altro tramite i quali realizzare attività lucrative. Non sarebbe quindi possibile inserire banner pubblicitari per guadagnare sui click sui siti usati per tale attività, mentre in realtà la maggior parte di questi risultano infestati da banner pubblicitari che ne inficiano navigabilità e leggibilità. E qui riscontriamo il primo paradosso di questo gioco e del suo ambiente: voci che inneggiano allo scandalo, ed alla presunta mancanza di eticità da parte di questa o quella community, che si elevano da siti e da gruppi che sono evidentemente in contrasto con le policy Supercell proprio perché pieni di advertising pubblicitario, sui quali click si ha un rendimento, o che vendono presunti “servizi ai player” accessibili gratuitamente in qualunque altra Community. Stendiamo poi un velo pietoso sul “fair play”, anch’esso fortemente spinto da Supercell e paradossalmente cavallo di battaglia da parte di Community che hanno realizzato attività, pienamente documentate, in netto contrasto a questo etico atteggiamento sportivo.

In nessuno dei casi sopra descritti c’è stata alcuna “sanzione” né condanna ufficiale da parte di chi le community dovrebbe gestirle “managerialmente” facendo si che la policy Supercell venga rispettata.

Passiamo ora ad una annosa questione, la gestione degli eventi con gemme in premio, ovvero la gestione dei concorsi a premi in Italia, perché gli eventi con gemme altro non sono che questo, aldilà delle descrizioni più o meno fantasiose che si è avuto modo di leggere in giro e che non hanno alcun fondamento giuridico-normativo (anche gli “omaggi” hanno una severa normativa con adempimenti ugualmente stringenti). Per realizzare eventi con premi bisogna seguire una lunga prassi burocratica, sottostare ad una serie di adempimenti molto complessi ed onerosi ed essere dotati di una infrastruttura tecnologica in grado di tutelare i partecipanti relativamente alla gestione dei dati sensibili raccolti attraverso i moduli di partecipazione, argomenti che abbiamo già affrontato in un precedente articolo che si può leggere QUI

L’articolo si era reso necessario per chiarire alcune questioni relative proprio alla gestione degli eventi premianti, realizzati dalla nostra Community in maniera aderente alla normativa vigente, prassi consolidata nell’ambito degli eSport (e non a caso il primo evento di eSport di Supercell ha un montepremi di 1 milione di euro), e in linea con la policy Supercell. ITC è allo stato attuale l’unica Community titolata Official Organizer di eventi di eSport, anche a premi, in quanto associazione sportiva affiliata al settore nazionale GEC, iscritta ad ASI, ente di promozione sportiva ufficialmente riconosciuta dal CONI.

La cosa strana è che in questo medesimo ambito in Clash Royale, in cui la presenza di Organizer di eSport è massiccia, le cose funzionano molto bene e senza le problematiche forzosamente e sospettosamente evidenziate in maniera strumentale in Clash of Clans.

Ultimamente inoltre si leggono sempre più frequentemente articoli e post sui vari gruppi di carattere filosofico-religioso, catastroficamente inneggianti alla fine dell’eticità e del rispetto umano, con improbabili analisi di tipo sociologico e richiami più o meno espliciti a non si sa bene chi e non si capisce per quale motivo.

Ma tutto questo cosa centra con Clash of Clans e con un gioco competitivo in più ampia eccezione?

Non è che qualcuno ha sbagliato gioco? Supercell produce anche Hay Day, un gioco non competitivo tramite il quale si può realizzare una propria fattoria virtuale, allevare mucche e galline e vendere uova e formaggi al mercato. Non è che un gioco di questo tipo, e non uno in cui bisogna “combattere contro” risulti più adatto ai vari figli dei fiori che popolano il gioco e che inneggiano all’amore? O forse è la più classica volpe che non arriva all’uva dicendo che è acerba? Ma forse, pensandoci bene e più probabilmente, è la solita classica filosofia del “livelliamo tutto verso il basso” così che le mediocrità gestionali, il clientelismo e il tentativo di monopolio, fenomeni purtroppo esistenti in tutti gli ambiti incluso quello ludico, nonché l’assenza di ambizioni possano mimetizzarsi senza alcuno sforzo.

Beh, vi diamo una ottima o pessima notizia…

ITC esiste e continuerà ad esistere e lo farà nel modo più competitivo possibile fornendo ai player ciò che essi chiedono: aggregazione e competizione premiante!